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A Ginevra: Consiglio dei Diritti Umani

Ginevra (Suiça)

Il Consiglio dei Diritti Umani ha iniziato nei giorni scorsi a Ginevra la sua ottava sessione. Si è trattato di una sessione particolarmente significativa per la revisione e razionalizzazione dei mandati, e per la considerazione dei rapporti dei paesi che si sono presentati per l'UPR (revisione periodica universale di come sono osservati i diritti umani nel proprio territorio).
Ad aprire la sezione dei lavori sono stati Danilo Turk, presidente della Slovenia, membro della Sottocommissione dei diritti dell'uomo e relatore speciale sulla realizzazione dei diritti economici sociali e culturali, e la dichiarazione di Louise Arbour, Alto Commissario alle Nazioni Unite per i diritti umani.
Turk ha ricordato che il progresso verso l'adesione universale ai principi dei diritti umani richiede due fattori: l'eliminazione delle differenze d'interpretazione e una certa forma di realismo nel cercare di metterli in pratica. L'intervento di Louise Arbour ha messo in guardia sul tentativo di raggiungere meschini interessi politici che nasconodono forme d'intolleranza. "Non bisogna esitare a condannare le violazioni dei diritti umani, qualunque sia l'origine dei loro autori", ha affermato con decisione.
L'Alto Commissario ha pure notato il progresso costituito dal nuovo meccanismo dell'esame periodico universale attraverso cui debbono passare tutti gli stati membri delle Nazioni Unite.
All'ordine del giorno anche l'esame di sei rapporti: profughi (personnes déplacées); esecuzioni extragiudiziali; indipendenza della giustizia; diritto all'educazione (Vernor Muñoz Villalobos), estrema povertà (Maria Magdalena Sepulveda), diritti dell'uomo e le imprese (John Ruggle).
Non è poi mancata l'attenzione sui Migranti (Bustamante), la violenza sulla donna e la mortalità materna, (due panels di esperti), l'impatto della crisi alimentare mondiale.
L'argomento che ha richiesto un'attenzione particolare è stato il rapporto relativo alla situazione dei diritti umani in Myanmar da parte del nuovo relatore speciale Tomás Ojea Quintana, che ha fatto notare che la sua richiesta di visita al paese è rimasta senza risposta. I punti toccati nel rapporto sono quelli ormai conosciuti: possibilità per i lavoratori umanitari di accedere alle zone colpite dal ciclone, modalità di svolgimento del referendum, mancanza di un dialogo democratico, la detenzione di Aung San Suu Kyi. Anche le repliche del Governo di Myanmar sono ormai conosciute, così come gli interventi dei paesi (Cina, India, alcuni paesi asiatici) che intervengono a favore della "buona volontà" di questo paese di camminare verso la democrazia o di quelli che invocano un cambio di condotta (Canada, Nuova Zelanda, Unione Europea, Svizzera...).
Per suor Maria Grazia Caputo, responsabile dell'Ufficio Diritti Umani per le Figlie di Maria Ausiliatrice, « La violazione dei diritti umani nel mondo è sempre al centro dei discorsi: è come sentire battere il cuore del mondo sulle sofferenze che si vivono. É il suo volto sofferente e attento alla dignità delle creature più sofferenti che in molti momenti intravedo in sala, è la sua tenerezza riconoscente che traspare quando il diritto del più debole è al centro della discussione in un confronto che va oltre i limiti geografici e culturali. E colgo maggiormente la responsabilità che abbiamo di saper entrare in questo lavoro per realizzare il regno di Dio su questa terra».

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