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No all’indifferenza

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Roma (Italia). Lo scorso 8 marzo 2016 abbiamo celebrato la forza e la perseveranza di tante donne che hanno dimostrato con la loro lotta instancabile di mettere a frutto i propri talenti e porli a disposizione della società, e con il loro entusiasmo stanno trasformando la storia del loro Paese. Sono tante, ma noi vogliamo continuare a raccontare il coraggio e la tenacia delle Missionarie della Carità, serve cristiane dei più poveri, donne di Dio che hanno testimoniato con il sacrificio della loro vita, il loro servizio di misericordia reso a Dio e ai propri fratelli più bisognosi in Yemen. Anselm, Marguerite, Judit, Reginette - come tante altre donne - hanno scelto di rimanere accanto ai loro assistiti!

Le suore di Madre Teresa uccise nello Yemen, sono i martiri della fede perché sono state uccise in odio alla loro fede cristiana e sono i martiri di oggi, eppure non fanno notizia.
«Questi sono i martiri di oggi e questi non sono copertina dei giornali, non sono notizie». Vittime due volte, «di chi li ha uccisi e di questa globalizzazione dell'indifferenza» (Papa Francesco).

In un contesto di totale caos, che ha provocato due milioni di sfollati, oltre 6mila vittime e 5mila feriti, si sono fatte strade le milizie dell'Isis e di Al Qaeda, che hanno approfittato della situazione per serpeggiare morte e terrore, soprattutto ai danni dei civili.
Le suore svolgevano la loro missione ad Aden, la città meridionale del Paese più povero di tutto il Medio Oriente, dove la miseria costringe i bambini ad arruolarsi nell'esercito per guadagnare 100 dollari al mese necessari al sostentamento della famiglia. Quella delle Missionarie della Carità è una presenza amata dal popolo yemenita, che ammira il loro modo di servire gli altri senza guardare all'appartenenza religiosa, ma solo alla scelta di prediligere chi ha più bisogno. E nonostante le minacce e i precedenti - già nel 1998 tre suore di Madre Teresa vennero uccise da un uomo armato mentre uscivano dall'ospedale della città di Hodeida - sia le suore uccise che il sacerdote avevano deciso di restare nel Paese. «Noi vogliamo restare vicino ai poveri e agli ultimi, e restiamo qui. È la nostra vocazione», avevano detto.
Oggi un comunicato della congregazione delle Missionarie della Carità ha fatto sapere che «continueranno a servire i poveri e i bisognosi in Yemen. Madre Teresa è sempre stata negli angoli più remoti del mondo, indipendentemente dalla situazione locale».

Intanto non si hanno ancora notizie di padre Tom Uzhunnalil, il sacerdote salesiano scomparso al momento dell'eccidio nella casa delle suore ad Aden. Il sacerdote salesiano si era trasferito nella residenza a settembre, quando la sua parrocchia - la Sacra Famiglia di Aden - era stata incendiata. Non si era trattato di un incidente, bensì dell'apice di una serie di minacce nei confronti della comunità cattolica. Dallo scoppio della guerra civile, un anno e mezzo fa, la tensione nei confronti delle minoranze religiose era cresciuta esponenzialmente. La provincia di Bangalore, a cui appartiene il religioso, aveva proposto ai salesiani di andar via. Tre avevano accettato. Due, tra cui padre Tom, sono rimasti. Appena qualche settimana fa, in un'e mail ai confratelli in India si era detto felice di quella scelta. «In Yemen - aveva scritto - ho trovato la mia autentica missione»

Che la morte di queste suore svegli le coscienze, guidi ad un cambiamento dei cuori ed ispiri da ogni parte a deporre le armi e ad intraprendere un cammino di dialogo e di pace.

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