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«Siate Profeti, perdonate e sorridete»

Roma (Italia) Immagine correlata a «Siate Profeti, perdonate e sorridete»

Si è concluso il 19 settembre con l'incontro internazionale dei giovani consacrate e consacrati, organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrate e le Società di Vita Apostolica (CIVCSVA), nell'ambito dell'Anno della Vita Consacrata.

Numerosa la partecipazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, provenienti dalle Comunità Madre Angela Vespa e Madre Mazzarello dell'Auxilium, dalle comunità suor Valsè Pantellini, Madre Ersilia Canta e Casa generalizia, dall'Italia, dall'Europa (Slovenia e Portogallo) e dal Brasile. Le FMA dell'Auxilium hanno preparato e animato la liturgia del mattino. Le suore delle due comunità dell'Auxilium hanno fatto una coreografia iniziale insieme alle suore di altri ordini religiosi, mentre le novizie insieme ai Legionari di Cristo hanno animato con il canto la preghiera e l'inizio degli incontri.

Un'esperienza coinvolgente, vissuta con entusiasmo e passione, in un intreccio di temi, esperienze e condivisioni...e tanta festa insieme con la gioia di appartenere a Cristo e non poterlo trattenere per sé, ma comunicarlo. Vivere da consacrate vuol dire mettersi in movimento per incontrare l'altro, accogliendolo e aiutandolo, cercando il suo bene. Avvicinandosi al prossimo, si incontra Dio e si percepisce l'altro come fratello. Nell'Anno giubilare che sta per iniziare «sta a noi consacrati essere una continua e semplice 'memoria vivente' di questo eterno abbraccio del Padre con i suoi figli». In Piazza S. Pietro, il 17 sera grande festa, musica, danza e spettacolo si sono alternati a testimonianze di consacrati e consacrate di diverse parti del mondo, ed è stata un'esplosione di entusiasmo, emozione e gioia.

Ma il momento più atteso nell'Aula Paolo VI è stata l'udienza con Papa Francesco, culmine dell'incontro mondiale. Il Papa è stato accolto da un fragoroso calore e interrotto da continui applausi, Francesco, come sempre con i religiosi, ha messo da parte il discorso preparato e ha parlato per circa 40 minuti a braccio, in risposta a tre domande dei giovani consacrati Pierre (salesiano di Aleppo-Siria), Sara e Marie Iacinta.

40 minuti durante i quali il Papa ha riproposto i tipici inviti alla festa, alla preghiera e alla vicinanza alla gente, senza risparmiare alcuni 'richiami' a vivere con radicalità. Come quella sul "narcisismo", uno dei "peggiori atteggiamenti di un religioso", commenta il Pontefice. Ovvero il "guardare sé stessi", il "rispecchiarsi in sé stesso". "Bisogna guardarsi da questo", ammonisce, perché "noi viviamo in una cultura narcisista" e "sempre abbiamo questa tensione a rispecchiarci".
Antidoto a questa tendenza è l'adorazione silenziosa, il "contrario del narcisismo" perché "svuota da sé stessi", afferma. E, senza giri di parole, domanda: "Noi adoriamo il Signore? Tu, religioso, religiosa, hai la capacità di adorare il Signore?". L'invito è quindi ad essere "donne e uomini di adorazione", perché solo così è possibile stabilire un solido e diretto rapporto con Dio e, anche, "imparare a raccontare la propria vita" davanti a Lui.
Dopo l'adorazione, c'è la festa. Un istinto naturale, perché "quando ricordi le meraviglie che il Signore ha fatto nella tua vita, ti viene di fare festa, ti viene quel sorriso, ed è bello, perché il Signore è fedele", osserva Bergoglio. Mette in guardia poi dal rischio della "comodità" nel loro stile di vita, come pure dalla mancanza di carità che porta ad una "incapacità di perdono". "Dico una parola un po' difficile e vi parlo sinceramente uno dei peccati che spesso troviamo nella vita comunitaria è l'incapacità di perdono. 'Questo me la pagherà, gliela farò pagare, questo è sporcare l'altro'".

Nell'ampio discorso c'è stato spazio anche per qualche ricordo personale e Bergoglio è tornato con la memoria a quel 21 settembre 1953, in cui ha sentito la "prima chiamata". "Non so come è stato − ha raccontato − so che per caso sono entrato in una Chiesa, ho visto un confessionale e sono uscito differente: la vita mi è cambiata".
Quel giorno, "ho sentito la chiamata di farmi sacerdote e religioso. Quel sacerdote era lì per caso, aveva la leucemia e un anno dopo è morto. Poi mi ha guidato un salesiano che mi aveva battezzato e lui mi ha guidato dai gesuiti: ecumenismo religioso!". "Cosa mi ha affascinato di più del Vangelo. Probabilmente "la sua vicinanza a me", perché "il Signore − ha affermato − mai mi ha lasciato solo, pure nei momenti oscuri, pure nei momenti dei peccati".
Proprio questa è la chiave: scoprire l'amore di Dio anche nella più profonda miseria. "Dobbiamo dire che siamo tutti peccatori", non solo "in teoria" ma "in pratica", insiste il Pontefice. "Io ricordo i miei peccati e mi vergogno, ma pure in quei momenti il Signore non mi ha mai lasciato solo, non solo a me, a tutto: a ognuno non lascia mai il Signore". "Nei momenti più brutti −ha aggiunto − a me ha aiutato la memoria di quel primo incontro, perché il Signore ci incontra sempre definitivamente".

Per il testo integrale del messaggio di Papa Francesco: http://w2.vatican.va

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